Il decreto Bonafede sui boss scarcerati finisce davanti alla Consulta: giudice impugna il provvedimento

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Il decreto Bonafede, con il quale il Guardasigilli ha provato a rimediare alle polemiche scaturite dai domiciliari concessi a diversi malavitosi nel pieno dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, finisce davanti alla Consulta. Il magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Spoleto, Fabio Gianfilippi, ha, infatti, sollevato una questione di legittimità costituzionale nell’ambito della procedura che riguarda un detenuto, condannato a 5 anni di carcere, che era finito ai domiciliari.

L’uomo aveva subito un trapianto di organi e necessitava di continuare  il trattamento con immunosoppressore e immunoglobuline anti-Hbv: alla luce del rischio contagio, il magistrato di Sorveglianza aveva deciso – su istanza della difesa – di concedere i domiciliari. Ma il decreto Bonafede impone una sostanziale revisione delle precedenti decisioni e nell’ambito di questa procedura di rivalutazione del caso è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale « ella parte in cui prevede che proceda a rivalutazione del provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare o di differimento della pena per motivi connessi all’emergenza sanitaria da Covid-19». In particolare il magistrato solleva dubbi in merito alla violazione degli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione.

Il giudice ha anche ordinato la trasmissione degli atti al Presidente del consiglio Giuseppe Conte e ai presidenti delle due camere.

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venerdì, 29 Maggio 2020 - 16:19
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