Fanpage svela il patto della valigetta Oliviero pubblica su Fb uno sfondo nero: è il colore del lutto e della corruzione

Rory Oliviero
Rory Oliviero, consigliere comunale di Ercolano, protagonisti di un devastante video di Fanpage
di Manuela Galletta

Mario Oliviero, detto Rory, si allontana con una valigetta ventiquattro ore nera nella mano destra. Dentro, crede lui, ci sono 50mila euro in contanti. I soldi di una tangente. Quella che Oliviero, in qualità di esponente della Sma, ha chiesto, senza troppi giri di parole, all’imprenditore Igor Varotto che l’aveva agganciato rappresentandogli la volontà di entrare nel business dello smaltimento delle ecoballe. Non sa, Oliviero, che in quella valigetta c’è solo spazzatura, fogli di giornale strappati, cartacce, bicchieri di plastica. Non sa, Oliviero, che a consegnargli il ‘denaro’ è in realtà un ex boss dei rifiuti, Nunzio Perrella, che la testata giornalistica Fanpage ha infiltrato nel ‘sistema’ per smascherare la corruzione dei politici. Non sa, Oliviero, che a riprendere l’inequivocabile scena – atto finale di una vergognosa trattativa che il politico aveva condotto con estrema disinvoltura – c’è una telecamera.
La terza puntata dell’inchiesta Fanpage arriva dove sino ad oggi non è arrivata, in così poco tempo, neppure la procura della Repubblica di Napoli. Biagio Iacolare, chiamato in causa dalle immagini più forti sino ad oggi trasmesse, rassegna nel giro di poche ore le sue dimissioni da presidente della Sma (la società in house della Regione al centro di questa triangolazione imprenditori-politici-tangenti), anche se – fa notare il suo legale in una nota fiume – lascia intendere di essere stato vittima della millanteria di Oliviero. Rory Oliviero, invece, non fa pervenire sue notizie ma consegna a Facebook il suo stato d’animo e quale sarà la sua sorte: intorno alle 19.30, l’avvocato 43enne – consigliere comunale ad Ercolano ed ex vicepresidente di quello stesso Consiglio – cambia l’immagine copertina del suo profilo inserendo uno sfondo tutto nero. Il colore del lutto. Il lutto per la consapevolezza che la sua carriera, stavolta, è finita per davvero. Ché, se è riuscito a superare indenne la prima clamorosa figuraccia cui l’ha esposto Striscia La Notizia, sarà adesso difficile cancellare l’immagine di lui che se na va con una valigetta carica di soldi. Immagine dallo sfondo nero, dunque. Che, ironia della sorte, nel linguaggio dei colori, rappresenta anche la corruzione. La corruzione di cui il politico del Vesuviano s’è palesemente macchiato, indipendentemente dai risvolti giudiziari che la vicenda avrà. Sì, perché l’inchiesta di Fanpage ha una forza mediatica che non può essere sottovaluta, e che cammina su un binario parallelo a quello penale che la procura deve percorrere in base alle regole del Diritto. Regole che non sempre si incontrano con la denuncia giornalistica. Ma tant’è, lo scandalo è servito. E ha dimensioni nazionali. Forse anche di più, considerata l’efficacia del mezzo usato – quello visivo – per raccontare quanto in basso scivolino certi esponenti delle istituzioni. Immagini e parole si mescolano e diventano marchi indelebili: impressionante è la spregiudicatezza di Oliviero nell’assicurarsi che Igor Varotto accetti l’accordo, l’accordo di corrispondere nelle sue mani «25mila (euro) prima dell’invito (alla ditta a entrare nella procedura dello smaltimento) e 25mila (euro) al momento della firma». «Ti fidi di me? – dice Rory Oliviero – Ho carta bianca.. Sono la Sma. Davanti a te ci sta la Sma». E a sentirlo non sembra certamente uno che è inciampato per la prima volta. Difficile non notare, come abbassi la voce, quasi sussurri, quando si avvicina il cameriere per portargli il caffè: accortezza che nessuno ha se sta parlando di cose lecite. Ma c’è di più: per convincere il suo interlocutore che non perderà l’affare dopo la consegna della prima mazzetta, spiega che la dazione dei primi 25mila euro «è un gesto di garbo», perché «dei 25mila non ce fotte proprio, li tengo sopra al braccio» aggiunge sfoggiando un Rolex d’oro. È l’altra immagine simbolo di questa terza punta della corposa inchiesta di Fanpage, durata sei mesi. L’immagine della ‘monnezza’ che circonda il business dei rifiuti. E, non a caso, in quella valigetta scivolata tra le sue mani si è scelto di mettere non caramelle, ma rifiuti. Spazzatura.

mercoledì, 21 febbraio 2018 - 11:40
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