Desirée Mariottini, arrestati gli aguzzini:
 la 16enne drogata, stuprata e uccisa | L’orrore di Roma e le indagini lampo

Desirée Mariottini
Desirée Mariottini, la studentessa stuprata e uccisa a Roma: aveva 16 anni

Desirée Mariottini come Pamela Mastropietro. Vittima dell’orrore del branco.  Drogata, mandata in overdose, stuprata quand’era priva di conoscenza, infine soffocata e uccisa. Aveva solo sedici anni.
I suoi carnefici, di anni, ne hanno invece molti più di lei. Brian Minteh ha 43 anni, Mamadou Gara ne ha 26. Sono loro i primi due indagati finiti in manette questa mattina. Catturati dalla polizia che non ha perso tempo a serrare le fila dell’indagine cominciata nel posto dell’orrore, in quel palazzo abbandonato a San Lorenzo, nel cuore di Roma, dove la vita di Desirée si è fermata in modo brutale il 19 ottobre scorso. Sono senegalesi entrambi, i due fermati. E’, invece, un nigeriano il terzo uomo da poco portato in Questura: si tratta di Chima Alinno, ed ha 46 anni. Si cerca un quarto uomo.
Il 26enne Gara aveva un permesso di soggiorno per richiesta d’asilo scaduto ed era stato espulso con provvedimento del prefetto di Roma il 30 ottobre del 2017. Provvedimento di espulsione che Mamdou non aveva mai rispettato (in un altro servizio vi abbiamo spiegato qual è il ‘sistema’ delle notifiche dei provvedimenti di espulsione e perché essi hanno scarsa efficacia). Il 22 luglio scorso era stato rintracciato a Roma dalla polizia, ed era in attesa del nulla osta dell’autorità giudiziaria per reati pendenti a suo carico. Il suo connazionale Minteh Brian, di 43 anni, aveva invece presentato alla questura di Roma nell’agosto del 2017 istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Una domanda, la sua, ancora ferma in Questura in attesa di integrazioni della documentazione. Il nigeriano, invece, risulta titolare di permesso di soggiorno per motivi umanitari, rilasciato dalla questura di Roma il 14 marzo 2016 e scaduto il 13 marzo di quest’anno. Alla banca dati del comune di Roma l’uomo risulta irreperibile.
Per tutti l’accusa è di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario. L’omicidio di Desirée (abitava a Cisterna di Latina).

Il senegalese che ha aiutato gli agenti
Agli atti delle indagini c’è anche la dichiarazione di un ragazzo senegalese, che si è presentato nei giorni scorsi in Questura per aiutare gli inquirenti. Segno che non tutti gli immigrati sono dei balordi assassini come già un’avvelenata opinione pubblica sostiene da tempo. «Una ragazza urlava, su un letto c’era un’altra donna: le avevano messo una coperta fino alla testa, ma di vedeva la testa. Non so se respirava, ma sembrava morta, perché l’altra ragazza urlava e diceva che era morta», ha raccontato l’uomo che quella sera era lì, nell’edificio dell’orrore. «Ho deciso di denunciare perché poteva essere la mia sorellina», ha detto.

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giovedì, 25 ottobre 2018 - 13:33
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