Clan Di Lauro: individuata la rete di chi ha curato la latitanza del boss Marco, arresti anche nella Vanella | I ruoli dei 13 arrestati

Il boss Marco Di Lauro catturato dopo 14 anni di latitanza (foto Kontrolab)
di Manuela Galletta

La gestione della latitanza di Marco Di Lauro. E i rinnovati rapporti di vicinanza tra i Di Lauro e la Vanella Grassi, con questi ultimi utilizzati – nel 2012 – dalla cosca del Terzo Mondo per compiere un’epurazione interna. Arriva quasi fino ai giorni nostri lo spaccato criminale ricostruito nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli (pm Maurizio De Marco) e condotta dai carabinieri del Ros di Napoli che questa mattina è sfociata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che ha colpito 15 persone. In calce ci sono i reati, contestati a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa e tentato omicidio aggravato dalla matrice camorristica.

Il provvedimento ha colpito il boss Marco Di Lauro, arrestato lo scorso 2 marzo a Chiaiano dopo quasi 15 anni di latitanza: al quartogenito del padrino Paolo Di Lauro viene contestato l’essere a capo del sodalizio fino ad oggi. Una contestazione che va ad integrare, ad ampliare quell’accusa di camorra che arrivava fino al 2004 e per la quale Di Lauro sta scontando una pena definitiva di poco superiore ai 10 anni di reclusione. A gestire la sua latitanza, come ricostruito nell’indagine, c’era il fedelissimo Salvatore Tamburrino, finito in prigione pure lui il 2 marzo scorso dopo avere ucciso la moglie, dalla quale si stava separando Norina Matuozzo. Anche a lui è contestato di associazione mafiosa.

Lo stesso titolo di reato ha portato all’arresto di Salvatore Di Lauro, fratello più piccolo di Marco Di Lauro; Vincenzo Gatta, Antonio Silvestro, Vincenzo Faliminio, Antonio Montanino e Salvatore Aldo. Arrestato anche Antonio Puzone, titolare di un’officina meccanica a Casavatore: a lui è contestato il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Nella sua officina, secondo l’accusa, venivano ‘sistemate’ le macchine che poi servivano per la latitanza di Marco Di Lauro.
L’ordinanza, infine, ha colpito quattro esponente della Vanella Grassi, chiamati a fare i conti con l’accusa di tentato omicidio in riferimento all’agguato del 6 giugno del 2016 in cui rimasero feriti Pasquale Spinelli, Gaetano Todico, Ciro Silvestro e Gennaro Siviero.
L’inchiesta poggia non solo su attività tecniche ma anche sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Le dichiarazioni più recenti contenute nell’ordinanza, che ha valutato fatti che arrivano sino al 2018, sono quelle del boss pentito Antonio Accurso, al secolo reggente della Vanella Grassi. (Segui gli aggiornamenti: «Altri due indagati arrestati all’estero»; «La vedetta armata davanti casa del ras Salvatore Di Lauro ripresa dai carabinieri nel luglio del 2014: le immagini in un video»)

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giovedì, 20 giugno 2019 - 09:56
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