Pd, l’accordo coi grillini rompe gli equilibri: Carlo Calenda si dimette, Richetti vota contro la relazione di Zingaretti

Carlo Calenda
L'eurodeputato Carlo Calenda

La Direzione del Pd di questa mattina si è conclusa con un lungo applauso a Nicola Zingaretti, col mandato in bianco dato al segretario per verificare le condizioni della formazione di un governo giallo-rosso ma anche con polemiche interne e qualche colpo di scena. L’eurodeputato Carlo Calenda ha inviato una lettera all’Huffington Post nella quale annuncia il suo addio ai ‘dem’.

Una «decisione sofferta» scrive Calenda ma inevitabile perché lui non condivide l’accordo coi grillini: «Dal giorno della mia iscrizione ho chiarito che non sarei rimasto nel partito in caso di un accordo con il M5S. La ragione è semplice: penso che in democrazia si possano, e talvolta si debbano, fare accordi con chi ha idee diverse, ma mai con chi ha valori opposti. Questo è il caso del M5S. Le ragioni le abbiamo spiegate ai nostri elettori talmente tante volte che non vale la pena ripeterle qui». Quindi Calenda specifica: «Nell’ultimo anno sono stato molte volte in disaccordo con le decisioni del Partito, ma ho sempre rispettato il volere della maggioranza. Questo caso è differente. Stringendo l’alleanza con il M5S, il Pd rinuncia a combattere per le sue idee e i suoi valori. E questo non posso accettarlo».

Quanto alla sua collocazione nell’Europarlamento, l’eurodeputato comunica: «Lavorerò in Europa nel gruppo SeD, mentre in Italia rafforzerò SiamoEuropei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri e non ha paura del confronto con i sovranisti».

Oltre a Calenda, durante la Direzione, si è levato la voce di dissenso anche di Matteo Richetti, il solo ad avere votato contro la relazione di Zingaretti. «Sentivo ragionare di Giovannini, Cantone, Barca, oggi ci sono nomi sul tavolo completamente diversi. Io sono stanco di un mandato in bianco in cui si ratifica una roba che toglie dignità al Partito democratico, ai suoi militanti, ai suoi valori e a ciò in cui crede (…) Io sono dentro ad una discussione, sono un parlamentare di questo partito e ho il dovere di partecipare alla discussione, ho il dovere di dire la mia e di esprimermi quando mi è dato farlo (…) Io non mi pongo il problema di uscire dal Pd ma mi pongo il problema di far fare al Pd una cosa che abbia un senso, una dignità, un valore».

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mercoledì, 28 agosto 2019 - 13:27
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