Vono va con Renzi e manda in tilt Di Maio, lui minaccia richieste danni per arginare le perdite e chiede il vincolo di mandato

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio
di Roberta Miele

Il terremoto “Italia Viva” non accenna a terminare e fa danni anche al Movimento 5 Stelle, colpito dal cambio di casacca della senatrice Gelsomina Vono, ormai ex pentastellata. Il passaggio, formalizzato ieri, ha scatenato l’ira di Luigi Di Maio che ha rispolverato la vecchia battaglia del vincolo di mandato. Senza, però, fare i conti con gli alleati di governo.

Ad una settimana dalla nascita del gruppo parlamentare di Matteo Renzi, il Partito Democratico e Forza Italia non sono gli unici a subire un indebolimento. Vono, eletta con il Movimento 5 Stelle, è la sedicesima senatrice a passare nelle file del nuovo partito dopo Riccardo Nencini, Teresa Bellanova, Francesco Bonifazi, Eugenio Comincini, Donatella Conzatti, Giuseppe Cucca, Davide Faraone, Laura Garavini, Nadia Ginetti, Leonardo Grimani, Ernesto Magorno, Mauro Marino, Matteo Renzi, Daniela Sbrollini, Valeria Sudano. Alla base della decisione, le difficoltà interne al movimento. «La mia valutazione – ha spiegato – non è stata sulla leadership, quanto sulla struttura, sull’organizzazione che non esiste». Una situazione per cui «era impossibile fare politica». I cambi di casacca non sono terminati, a Palazzo Madama come a Montecitorio. Alla Camera, addirittura, sono in corso alcuni contatti tra i delusi grillini e la Lega.

La transumanza ha urtato non poco il ministro degli Esteri grillino che da New York, in missione per l’assemblea delle Nazioni Unite, ha provato a fermare la senatrice e a porre un argine «a questo mercato delle vacche». «Non te lo consiglio», perché «sarai massacrata. Pensaci bene. Sarai marchiata a vita»: è l’sms che l’ex vicepremier ha inviato a Vono, senza sortire effetto alcuno.

Al fallito tentativo di fermare la fuoriuscita è seguito l’avvertimento di Di Maio a Vono, come a coloro che hanno la valigia già pronta: «A chi se ne è andato, come è scritto nello statuto del Movimento, chiederò 100mila euro di danno all’immagine come loro si erano impegnati a firmare nello statuto quando si sono candidati con noi», ha detto ieri sera a ‘Porta a Porta’. Ma lo statuto da solo non basta: «È il momento di introdurre il vincolo di mandato. Chi cambia casacca compie un tradimento del mandato, un tradimento degli elettori. Troviamo una soluzione per fermare i furbi. Bisogna contemperare la libertà della persona e la fedeltà al voto che i cittadini ti hanno dato. Bisogna tutelare i cittadini dal tradimento del mandato che ti hanno dato le persone», ha chiosato da Oltreoceano.

L’ex vicepremier ha però dimenticato di dover fare i conti con gli alleati del governo giallorosso. «Mi auguro che Di Maio avesse voglia di scherzare», ha risposto il capogruppo dei senatori dem Andrea Marcucci. A stretto giro è arrivata anche la risposta da Montecitorio. «Siamo anche noi contro il trasformismo, ma lo si combatte con altri strumenti che introducendo il vincolo di mandato, che altera la nostra costituzione», ha dichiarato il capogruppo democrat Graziano Delrio. Un deciso “no” è arrivato anche da Italia Viva tramite Ettore Rosato che eviterebbe «di fare del male alla nostra Costituzione».

Se dal Pd la chiusura sul vincolo di mandato è netta, Forza Italia invece si scopre improvvisamente sulle posizioni grilline. «Chi ha tradito gli elettori farebbe bene a dimettersi. Sarebbe onesto da parte sua rimettere il mandato nelle mani degli elettori»: sono le parole della coordinatrice regionale di Forza Italia in Trentino Michaela Biancofiore. Dichiarazioni sintomatiche dell’abbandono di Donatella Conzatti, passata ad Italia Viva.

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venerdì, 27 settembre 2019 - 16:00
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