Ergastolo ostativo, per la Consulta è incostituzionale: cade il divieto di chiedere benefici, si valuterà caso per caso

Cella Carcere

Da oggi in poi anche un condannato all’ergastolo ostativo potrà avanzare richiesta di accedere ai benefici dei permessi premio previsti dalla legge per chi è condannato all’ergastolo semplice. Fermo restando che l’accesso ai benefici (dei permessi premio) non è automatico, perché l’ultima parola spetta a un magistrato di Sorveglianza che dovrà valutare l’istanza con apposita ‘istruttoria’.

Dopo la pronuncia della Cedu che ha imposto all’Italia di rivedere la normativa sull’ergastolo ostativo, arriva la sentenza più attesa, quella della Corte Costituzionale che doveva pronunciarsi su una questione di legittimità costituzionale sollevata nel novembre del 2018 dalla Corte di Cassazione e dal Tribunale di Perugia in relazione a due casi di persone condannate all’ergastolo ostativo per delitti di mafia. E stavolta per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il Movimento Cinque Stelle sarà complicato gridare ai quattro venti che «faremo ricorso in tutte le sedi». L’articolo 4bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia è stato dichiarato incostituzionale.

Nel comunicato diffuso dalla Consulta con la quale si anticipa il contenuto centrale della sentenza, i giudici sottolineano che «la presunzione di ‘pericolosità sociale’ del detenuto non collaborante non è più assoluto ma diventa relativa». Ciò significa che  – come precisa la Consulta – dovrà essere un magistrato di sorveglianza a valutare «caso per caso» se esistono i presupposti per concedere a un condannato all’ergastolo ostativo i benefici chiesti. E il presupposto base è che «il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo». Il che, ovviamente, implica che non sussistano elementi sull’attualità della partecipazione all’associazione criminale e il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata.

. La valutazione del magistrato, si legge ancora nella nota, dovrà «basarsi sulle relazioni del carcere nonché sulle informazioni e i pareri di varie autorità, dalla procura antimafia o antiterrorismo al competente comitato provinciale per l’ordine e al sicurezza pubblica».

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mercoledì, 23 ottobre 2019 - 17:33
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