Ponte Morandi, processo sulle anomalie nella ditta che si aggiudicò un subappalto: chiesti 4 anni per lo zio dei boss D’Amico

ponte Morandi
Il ponte Morandi crollato a Genova la mattina del 14 agosto 2018

Quattro anni di reclusione per ciascun imputato e confisca della società Tecnodem, che s’era aggiudicata un subappalto nella ricostruzione del Ponte Morandi (crollato il 14 agosto del 2018) prima di essere estromessa a causa di un’interdittiva antimafia. Sono le conclusioni rassegnate questa mattina dal pubblico ministero Henry John Woodcock nell’ambito del processo con rito abbreviato che vede imputati Ferdinando Varlese, zio dei boss D’Amico di San Giovanni a Teduccio, e la consuocera Consiglia Marigliano.

I due imputati rispondono di intestazione fittizia di beni in relazione alla gestione della Tecnodem: sulla carta l’amministratore unico è Consiglia Marigliano, ma la procura ritiene che la donna sia una prestanome, un «cosciente schermo» per dirla con le parole degli inquirenti; per gli inquirenti l’amministratore di fatto della società è Varlese, che invece figura solo come dipendente.

L’inchiesta venne istituita dalla procura della Repubblica di Genova, che ha poi trasmesso gli atti per competenza a Napoli dal momento che la società ha sede legale a San Giovanni a Teduccio. Inizialmente ai due imputati, attualmente detenuti in regime di arresti domiciliari, era stata contestata anche ’aggravante della matrice camorristica per avere favorito il clan D’Amico. La contestazione poggiava su due dati: un vecchio problema con la giustizia di Varlese (30 anni fa venne condannato per associazione a delinquere nell’ambito di un processo che che vedeva tra gli imputati anche soggetti affiliati al clan Misso-Mazzarella-Sarno guidato da Michele Zaza e Ciro Mazzarella), ma soprattutto il suo legame di parentela con i boss D’Amico di San Giovanni a Teduccio. Elementi, tuttavia, che non sono stati ritenuti sufficienti per dimostrare che la Tecnodem abbia risentito di eventuali ingerenze della camorra.

Si torna in aula tra un mese per la discussione dell’avvocato Raffaele Chiummariello, che assiste i due imputati. Poi ci sarà la sentenza affidata al giudice per le indagini preliminari Maria Laura Ciollaro della settima sezione penale del Tribunale di Napoli.

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mercoledì, 6 novembre 2019 - 12:33
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