Inchiesta sulla ‘banda dei parcheggi’, funzionario della Sas di Firenze resta in cella: il gip respinge l’istanza della difesa

Cella Carcere

Lo scorso 16 gennaio si era sottoposto a un lungo interrogatorio, professando la propria innocenza e provando a respingere punto per punto le accuse a lui contestate. Nicola Raimondo, il funzionario della Sas di Firenze (Società dei servizi alla strada, partecipata comunale incaricata del controllo dei parcheggi a Firenze) finito in carcere il 13 gennaio nell’ambito dell’inchiesta contro i parcheggiatori abusivi a Firenze, non è riuscito a convincere il giudice per le indagini preliminari Angelo Antonio Pezzuti della sua estraneità ai fatti. Questa mattina, infatti, il gip ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere respingendo l’istanza che la difesa, rappresentata dagli avvocati Annamaria Gallo e Francesco Stefani, aveva presentato all’esito di garanzia; la difesa nello specifico aveva chiesto un’attenuazione della misura cautelare.

Raimondo, le multe strappate e le spiegazioni offerte al gip
Nel corso dell’interrogatorio, Raimondo aveva dichiarato tra l’altro di aver inviato in passato sia al cda sia al direttore generale della Sas delle mail in cui segnalava i presunti rapporti illeciti tra i parcheggiatori abusivi e Vittorio Sergi, ausiliario della sosta anche lui finito agli arresti. Il funzionario ha spiegato anche di avere allontanato Sergi dal parcheggio di piazza Vittorio Veneto, dove era attivo il gruppo di parcheggiatori, assegnandolo a un’altra zona. Quanto alla contestazione di avere cancellato multe ad amici e conoscenti, Raimondo ha precisato di averle archiviate perché illegittime, e di avere comunque trasmesse all’ufficio centrale contravvenzioni. In nessun caso – ha sottolineato – avrebbe ricevuto denaro o altre utilità. Tra gli elementi posti a sostegno dell’accusa sulle multe cancellate, vi è un video – effettuato attraverso una telecamere nascosta dagli investigatori nell’ufficio dell’uomo – che riprende Raimondo mentre strappa una multa. Per l’accusa, Raimondo avrebbe poi buttato la multa strappata nel bagno per non lasciare tracce. Rispetto, infine, all’accusa di antiassenteismo, il funzionario Sas avrebbe ammesso una certa elasticità nella durata della pausa pranzo, ma avrebbe precisato di avere sempre recuperato fermandosi in ufficio oltre l’orario di lavoro.

Gli arresti scattati il 13 gennaio, tra gli indagati anche il componente della segreteria del sindaco Nardella
L’inchiesta che vede coinvolto Raimondo ha portato a 12 arresti e sei interdizioni per parcheggiatori abusivi e ausiliari del traffico, oltre a 30 indagati. Tra gli indagati vi sono anche un ispettore della polizia municipale e un vigile di quartiere, accusati di abuso d’ufficio in concorso col Raimondo, in relazione a una multa che sarebbe stata strappata. Indagato anche Jacopo Vicini, componente della segreteria del sindaco Dario Nardella: a lui viene contestato il reato di corruzione elettorale. Vicini avrebbe procurato biglietti per il concerto dei ‘Thegiornalisti’ a un altro indagato in cambio della promessa di votarlo alle elezioni comunali. Vicini poi ritirò la sua candidatura.

Panettoni e profumi agli ausiliari per evitare le multe
Secondo l’accusa la cosiddetta «banda dei parcheggi» era riuscita a privatizzare di fatto il parcheggio pubblico di piazza Vittorio Veneto a Firenze, grazie alla complicità di alcun ausiliari della sosta. Ai commercianti e ai residenti, infatti, non venivano comminate multe per la mancata esposizione del grattino in cambio di utilità. Il titolare di una profumeria, ad esempio, avrebbe venduto a Vittorio Sergi un profumo di Dolce e Gabbana a prezzo di favore (35 euro anziché 100). Ma c’è anche chi avrebbe fatto dono a Sergi di una bottiglia d’olio e di un panettone. Ma vi è di più: Sergi avrebbe preteso il ‘pizzo’ pure dai parcheggiatori abusivi. Ciascun abusivo avrebbe dovuto dare 10 euro al giorno in cambio della prosecuzione della propria attività. Uno scenario che uno degli abusivi vessati commenta così in una intercettazione: «Questo mo’ sta rompendo, vuole sapere tutti i giorni quanto abbiamo fatto, non ce la faccio più».

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martedì, 21 gennaio 2020 - 14:06
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