Napoli, detenuto muore in carcere:
rivolta dei parenti fuori Poggioreale
Lancio di bottiglie contro gli agenti | Video

Carcere Poggioreale
Il carcere di Poggioreale

Momenti di tensione ieri all’esterno del carcere di Poggioreale. In seguito alla morte del detenuto Claudio Volpi, che era stato colpito da febbre alta, un gruppo di persone (molte delle quali donne) ha raggiunto l’esterno dell’aula bunker Ticino, alle spalle dell’ingresso principale, e ha lanciato bottiglie e pietre sia contro il cancello che all’interno del parcheggio per protestare contro il personale di polizia penitenziaria. Dalla folla si è alzato spesso il grido di «assassini». Una decina di agenti non ha potuto lasciare il parcheggio se non all’arrivo di carabinieri e polizia. Un altro presidio di 8-9 persone sedute a terra e circa 40 in piedi ha tentato di bloccare la strada. La ricostruzione di quanto è accaduto ieri sera è stata fatta dal Sappe, il sindacato di Polizia penitenziaria.

Nelle concitate fasi della protesta all’esterno del penitenziario, all’interno del penitenziario (in almeno due reparti, il ‘Livorno’ e il ‘Salerno’) i detenuti hanno battuto con arnesi le sbarre e le porte chiedendo provvedimenti per il sovraffollamento e la tutela della salute. Una situazione incandescente che ha spinto tutte le organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria ad indire lo stato di agitazione. «Chiediamo un incontro urgente con il Dap e con il ministro della Giustizia», annuncia in una nota Ciro Auricchio, segretario regionale dell’Uspp. Per Luigi Vargas, segretario campano del Sinappe, «i fatti avvenuti sono stati gravissimi e potevano avere pericolosissime ripercussioni sia per l’incolumità dei poliziotti che sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno del carcere di Poggioreale».

La moglie di Claudio Volpi, intanto, ha raccontato in un video – che sta facendo il giro del  social network Facebook – gli ultimi momenti di vita del marito. «Giovedì ho fatto il colloquio e mio marito stava benissimo mi ha anche baciato – ha raccontato – poi ho saputo che era morto, nessuno mi ha chiamato, nessuno mi ha avvisato. Sono andata io dai carabinieri per capire perché è morto mio marito. Io ho saputo che è stato tre giorni sul letto, morto. Per una febbre a 38,5 non si può morire, non si può morire».

 

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mercoledì, 13 febbraio 2019 - 13:11
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