Ilva, Conte nella città spaccata in due: faccia a faccia con i cittadini e tute blu Nuovo incontro coi vertici di ArcelorMittal

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte (foto Kontrolab)

Nei giorni più difficili per Taranto, il premier Giuseppe Conte annulla tutta gli impegni e, dopo avere partecipato ai funerali dei tre vigili del fuoco rimasti uccisi ad Alessandria, si reca nella città spaccata in due dall’ex Ilva e dal caos provocato dalla società indo-francesse ArcelorMittal.

Senza cravatta, fazzoletto nel taschino della giacca, Conte affronta (nella serata di ieri) due ‘piazze’. Quella dei lavoratori, che temono per il posto di lavoro in seguito alla decisione di ArcerlorMittal di lasciare l’acciaieria Ilva, rescindendo il contratto di affitto e acquisto, e quella dei cittadini che chiamano l’Iva la «fabbrica di morte» e ne chiedono la chiusura. Loro, i cittadini contro l’Ilva, sono più arrabbiati. Aspettano Conte all’esterno della fabbrica. Lo cingono d’assedio. «Sono qui per ascoltare», dice il premier. E lo fa. Ascolta la loro rabbia, si prende i fischi e pure qualche parola forte. Ascolta le loro richieste: la maggioranza è per la chiusura dell’acciaieria per la sua bonifica. Qualcuno pronuncia anche la parola «riconversione». Ascolta le loro storie: c’è chi ha perso il figlio di 15 anni, morto per sarcoma dei tessuti molli «strettamente correlato alla diossina»; chi è stato licenziato per avere denunciato la presenza di amianto in fabbrica.

All’interno della fabbrica il clima non è meno teso. Le tute blu sono rassegnate, preoccupate. La fuga di ArcelorMittal rischia di provocare la perdita di migliaia di posti di lavoro: quella che è la più grande acciaieria d’Europa impiega 10.700 operai, di cui 8200 nello stabilimento di Taranto (gli altri in quelli di Novi Ligure e Cornigliano), e produce ogni anno acciaio per 3,5 milioni di euro. Sarebbe, per la Puglia, una catastrofe occupazionale. Conte ascolta anche loro e promette. Promette che il Governo non resterà a guardare e che farà di tutto per fare sì che i Mittal non andranno via. «Questa sarà la battaglia legale del secolo, ti chiederemo risarcimenti miliardari», dice Conte riportando agli operai il suo discorso fatto ai Mittal qualche giorno prima. Non è stato un confronto facile, ma di sicuro non sarà l’unico. «Mi vedrete spesso qui», dice Conte in chiusura del confronto che è finito nella tarda serata di venerdì. Come finirà questa storia, sarà il tempo a dirlo. Sul suo profilo Facebook Conte ha chiarito che «non sono venuto con una soluzione pronta in tasca, non ho la bacchetta magica, non sono un supereroe. Quello che posso dirvi è che il Governo c’è e con l’aiuto e la collaborazione di tutti, dell’intero “sistema-Paese”, farà di tutto per trovare una soluzione. Di tutto».

Lunedì ci sarà invece un nuovo incontro con i vertici di  ArcelorMittal. Conte potrebbe proporre ai Mittal, gli industriali a capo dell’omonima multinazionale siderurgica, uno schema negoziale. Il Governo chiede infatti che Mittal rispetti i patti, osservi l’accordo e quindi ritiri i diversi atti di disimpegno sostanziale prodotti in questi giorni, dalla comunicazione di recesso dal contratto ai commissari straordinari Ilva all’atto di citazione nei confronti di questi ultimi depositato al Tribunale di Milano per finire all’avvio della procedura con la quale ArcelorMittal restituisce stabilimenti, impianti e personali alla stessa amministrazione straordinaria di Ilva.

Lo schema negoziale di cui erano già circolate delle ipotesi, potrebbe tra l’altro prevedere un innalzamento della cassa integrazione a Taranto, oggi in corso per 1.276 addetti per 13 settimane dal 30 settembre scorso, una revisione dei canoni di fitto che Mittal versa all’amministrazione straordinaria (180 milioni annui in rate trimestrali), un nuovo scudo penale, con un provvedimento legislativo, che abbia però valenza per tutte le aziende che, dal punto di vista ambientale, sono nelle condizioni analoghe a quelle di ArcelorMittal, ex Ilva, a Taranto. Se questo schema fosse confermato, bisognerà vedere se ArcelorMittal accetterà. Lo stesso premier non è esente da dubbi e perplessità e teme che in realtà ArcelorMittal abbia già deciso per un disimpegno irreversibile perché giudica non più economicamente sostenibile il piano industriale di Taranto, nato col contratto stipulato a giugno 2017, con tutt’altro contesto di mercato siderurgico. Ma, in tal caso, il Governo è pronto a battere i pugni «con una battaglia legale del secolo». Le prime contromosse legali sono in via di definizione. L’amministrazione straordinaria di Ilva, per esempio, è già al lavoro su un ricorso cautelare urgente, ex articolo 700 del Codice di procedura civile, per impedire che ArcelorMittal porti gli impianti di Taranto allo spegnimento progressivo.

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sabato, 9 novembre 2019 - 15:33
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