Cascina esplosa ad Alessandria, confessa il proprietario. L’accusa del procuratore: «Avrebbe potuto salvare i 3 pompieri»

Scoppio Alessandria

L’ha incastrato un pezzo di carta. Un foglio di istruzioni del timer. Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina che nella notte tra lunedì e martedì è saltata in aria ammazzando tre vigili del fuoco che erano intervenuti a seguito del principio di incendio nella struttura, teneva quel pezzo di carta ancora conservato in casa. Le forze dell’ordine l’hanno ritrovato soltanto ieri, nella perquisizione che ha interessato l’abitazione dell’uomo. E, a quel punto, il sospetto già forte sulla possibilità che Vincenti avesse fatto esplodere la cascina per frodare l’assicurazione è diventato più che concreto.

Di qui il fermo dell’uomo per i reati di disastro doloroso, omicidio plurimo e lesioni volontario. Poi l’interrogatorio e, alla fine, anche la confessione. Una confessione che chiude l’indagine sulla dolorosa tragedia che ha provocato la morte di Matteo Gastaldo, 46enne di Alessandria, Marco Triches di 38 anni, di Albenga (in provincia di Savona), e il 32enne Antonio Candido di Reggio Calabria ma residente ad Albenga. Per l’esplosione della cascina è indagata a piede libero anche la moglie di Giovanni Vincenti, Antonella Patrucco.

Il piano di incendio della cascina era maturato da tempo. Giovanni Vincenti versava in una forte situazione debitoria, dalla quale sperava di uscire incassando il premio dell’assicurazione stipulata ad agosto: il premio era di un milione e mezzo e, in base al contratto stipulato, sarebbe stato corrisposto anche per fatto doloso altrui. L’unico modo per riscuotere il premio era però fare saltare in aria la cascina. Così si era procurato gli inneschi. E aveva attivato i timer seguendo i fogli di istruzione. Ma qualcosa è andato storto: Vincenti aveva «settato il timer all’1.30 ma accidentalmente c’era anche un settaggio alla mezzanotte. Questo ha portato alla prima modesta esplosione che, ahimé, ha allertato i vigili del fuoco», ha spiegato il procuratore Cieri.

Eppure, ritiene la procura, nonostante quella prima esplosione, la tragedia si poteva evitare. Vincenti avrebbe potuto avvisare le forze dell’ordine, avrebbe potuto informare i vigili del fuoco della presenza delle bombole e di quel timer settato all’1.30, consentendo così ai pompieri di mettersi in salvo. Ma non lo fece. Ecco perché la procura gli contesta l’omicidio volontario plurimo, benché lui dica che non era sua intenzione uccidere qualcuno.

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sabato, 9 novembre 2019 - 11:17
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