«Niente casa popolare a una famiglia se un suo componente ha commesso reato»: la proposta leghista che sfida la Costituzione

Fugatti
Maurizio Fugatti, il presidente della Provincia di Trento

Dopo il principio grillino secondo il quale «il carcere ai grandi evasori è una svolta culturale», arriva il mantra leghista secondo il quale «una famiglia va cacciata da un alloggio popolare di proprietà del Comune se uno solo dei suoi membri commette reato».

E’ polemica a Trento dopo le notizie di stampa (riportate da ‘Il Dubbio’ e da ‘L’Adige.it’) sulla crociata del presidente della Provincia Maurizio Fugatti (esponente della Lega) contro i parenti di chi commette un crimine, in barba all’articolo 27 della Costituzione che stabilisce come «la responsabilità è personale».

Fugatti ha depositato un disegno di legge provinciale che riforma i criteri di assegnazione delle case popolari. In sintesi, se all’interno di un nucleo familiare vi è solo una persona condannata per reati per cui il codice penale prevede una pena di almeno cinque anni, oltre che per i reati come il furto aggravato, la rapina, tutti i reati che riguardano sostanze stupefacenti e i maltrattamenti, tutto il nucleo familiare non ha diritto, anche in presenza dei requisiti, all’alloggio. Non solo: il disegno di legge prevede la retroattività (di dieci anni) di questa discutibile norma. Significa che la norma dovesse passare, le famiglie che già vivono in alloggi popolari e hanno un solo esponente condannato devono lasciare la casa. «Chi usufruisce di un alloggio pubblico deve avere un comportamento il più possibile onesto e trasparente. Mi rendo conto che è una norma forte, ma la riteniamo giusta. Si tratta di una misura educativa», ha spiegato Fugatti (come riportato da ‘Il Dubbio’).

Contro Fugatti si è schierata l’opposizione, che ha sollevato il problema della incostituzionalità della norma. Il consigliere provinciale Paolo Ghezzi (lista Futura) ha scritto finanche un messaggio di contrarietà al presidente della Provincia (inviato via WhatsApp) oltre ad affidare a Facebook il suo sdegno con un post dal titolo: «Fugatti ribalta Mao. Colpire 100 per educarne uno». «Presidente, io davvero la sua preoccupazione ‘educativa’ sullo spaccio di droga – è il testo del messaggio – Ma la civiltà giuridica si basa sulla responsabilità penale personale e non sulla presunzione di colpevolezza dei familiari. Lo dico al cultore dei Cccp. C’è il detto maoista: ‘Colpire uno per educarne cento’. Occhio che con questo arti. 14 passerà alla storia come quello del ‘colpirne 100 per educarne uno’».

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sabato, 23 novembre 2019 - 15:03
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