Dress code alle corsiste, il pm: Bellomo a processo, l’ex giudice accusato anche di minacce al premier Giuseppe Conte

Francesco Bellomo
L'ex giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo

Francesco Bellomo, l’ex giudice del Consiglio di Stato che imponeva alle allieve del corso di formazione per entrare in magistratura la sottoscrizione di un assurdo contratto contenenti le regole per potere seguire i corsi, finisce sul banco degli imputati. La procura della Repubblica di Bari – che aveva ottenuto i domiciliari per l’ex magistrato (misura poi modificata dal Riesame per motivi di esigenze cautelari) – ha chiesto il rinvio a giudizio per due diverse storie, in una delle quali la parte offesa è l’oggi premier Giuseppe Conte.

Bellomo è accusato di maltrattamenti ed estorsione su 4 borsiste della sua scuola di preparazione al concorso in magistratura: la contestazione di maltrattamenti vede come parti offese tre ex borsiste e una ricercatrice della sua Scuola di Formazione per la preparazione al concorso in magistratura; la contestazione di estorsione vede come parte offesa un’altra ex corsista che Bellomo costringe a lasciare il lavoro in una tv locale. L’accusa di maltrattamenti è contestata anche l’ex pm di Rovigo Davide Nalin, che è attualmente è sotto procedimenti disciplinare dinanzi al Csm (il pg ha chiesto come sanzione la sospensione, sostenendo che Nalin sia stato succube di Bellomo). 

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Bellomo, inoltre, è accusato di calunnia e minaccia nei confronti del premier Giuseppe Conte, che all’epoca dei fatti era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo, e di Concetta Plantamura, componente dello stesso organismo e consigliera del Tar Lombardia. 

La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata anche nei confronti dell’avvocato barese Andrea Irno Consalvo, all’epoca dei fatti organizzatore dei corsi all’interno della Scuola, accusato di false informazioni al pm. Stando alle indagini della Procura di Bari, coordinate procuratore aggiunto Roberto Rossi e la pm Iolanda Daniela Chimienti, tra il 2011 e il 2018, Bellomo avrebbe adescato corsiste proponendo loro borse di studio a patto della sottoscrizione di un contratto che disciplinava “doveri” e “dress code” imponendo, tra le altre cose, minigonna e tacco 12, obbligo di rispondere al telefono entro il terzo squillo e punizioni in caso di violazione del codice di comportamento. Per queste vicende l’indagato è stato interdetto dall’attività di insegnamento dopo aver trascorso, dal 9 al 29 luglio, 20 giorni agli arresti domiciliari.

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venerdì, 17 gennaio 2020 - 15:05
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