Sorrento, processo sullo stupro nel ristorante: gli imputati non si presentano e dagli esami tossicologici non v’è certezza

Tribunale Torre Annunziata
di Roberta Miele

Troppo il tempo passato e troppo basso il livello di Ghb, la cosiddetta ‘droga dello stupro’, per sperare che la scienza sgomberi le ombre che aleggiano sullo stupro che una 23enne di Piano di Sorrento ha denunciato di avere subito all’interno del locale “I giardini di Tasso” di Sorrento.

Dal giorno del fatto, il 12 novembre 2016, all’analisi tossicologica di una ciocca di capelli della ragazza sono passati diciassette mesi. Quella sera, secondo il pm Enrico Prisco, il titolare del locale Mario Pepe (imputato) ha abusato della giovane, dopo averla drogata con il sostegno della complice Chiara Esposito (imputata).

Entrambi gli imputati ieri mattina erano attesi nell’Aula Siani del Tribunale di Torre Annunziata per essere ascoltati, ma non si sono presentati. Pepe ha deciso di non sottoporsi all’esame, mentre il difensore di Esposito, l’avvocato Francesco Cappiello, ha chiesto un rinvio per meglio valutare l’opportunità. «Dai giornali ho appreso che c’è un altro procedimento rispetto a quanto dalla teste la volta precedente», commenta. Durante l’udienza precedente una testimone ha raccontato un’esperienza analoga a quella oggetto del processo e che è alla base di un altro fascicolo d’inchiesta. «Io non ho conoscenza – continua l’avvocato – di ordinanza, di contestazioni, di attività di indagine di riferimento dovrei fare un interrogatorio di tematiche che potrebbero essere all’attenzione dell’altro procedimento». Il pm getta acqua sul fuoco e assicura che «al momento non ci sono elementi a carico di Esposito, ma solo di Pepe». Nulla da fare, il legale insiste per un rinvio.

È la volta della tossicologa Maria Pieri, consulente nominata dalla difesa di Chiara Esposito, che dinanzi al collegio presieduto da Riccardo Sena commenta l’esame tossicologico effettuato sui capelli della presunta vittima. «I dati – dichiara – sono sovrapponibili ma non posso dirlo con certezza». Poi spiega: «Un campionamento eseguito ad una distanza così ampia dall’evento non ci può far dire a che mese corrispondono i centimetri di capelli analizzati». Almeno per il Ghb. Per minimizzare i margini di errore, il test dovrebbe essere effettuato, spiega la consulente, tra le quattro e le sei settimane dal fatto. Nell’arco temporale di sette mesi in cui sarebbe avvenuto lo stupro, c’è sì un picco di Ghb, ma il valore resta troppo basso per poter parlare di assunzione, in quanto si tratta di una sostanza naturalmente prodotta dall’organismo. Nemmeno le quantità ‘normali’ possono essere stabilite. «Esiste un valore basale che varia da individuo a individuo e varia anche in base ai momenti come lo stato di salute, l’uso di droghe e alcol, perché la variazione psicofisica porta alla variazione delle escrezioni endogene». Per parlare di assunzione, il livello di Ghb dovrebbe essere superato di almeno tre volte del valore medio. Qui, «il superamento non c’è».

L’affidabilità dell’analisi, continua Pieri, è minata anche dal taglio dei capelli, dalla decolorazione, oltre che dalla naturale oscillazione della presenza della sostanza nel corpo. Non esiste una scienza esatta nemmeno sugli effetti che sono assimilabili al mix di alcol e droga, unico dato certo. «Quando la cocaina viene assunta con l’alcol, può indurre ad uno stato di depressione di coscienza del soggetto. L’assunzione può determinare ricordi alterati, confusi».

Dunque nessun appiglio che rafforzi la tesi di nessuna delle parti. Né per l’accusa né per la difesa. Così il pubblico ministero decide di integrare il capo d’imputazione a carico di Chiara Esposito. L’imputata adesso è accusata di avere indotto la vittima, insieme a Pepe, a «compiere non meglio determinati atti sessuali» mediante la somministrazione di Ghb, «e comunque approfittando della condizione di ebbrezza determinata dal consumo di vino e cocaina tale da escludere il libero consenso».

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sabato, 23 novembre 2019 - 15:27
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