Unicost ‘scarica’ Palamara e Spina: «Dimissioni anche dalla corrente» Palamara lascia, per ora, solo l’Anm

Luca Palamara
Il magistrato Luca Palamara

Via anche dal gruppo Unicost. Ché le sole dimissioni dall’Associazione nazionale magistrati e dal Consiglio superiore della magistratura non sono ritenute sufficienti.

A quattro giorni di distanza dall’esplosione dell’inchiesta della procura di Perugia che ha travolto il pm Luca Palamara (già presidente dell’Anm e fino a un anno fa consigliere del Csm), che ha toccato l’attuale consigliere del Csm Luigi Spina e che sta dipanando uno scenario di guerra per le nomine di alcuni capi di procura, lo scontro si sposta all’interno di Unicost, la corrente di maggioranza delle toghe di cui fanno parte Palamara (accusato di corruzione) e Spina (indagato per rivelazione di fuga di notizie e di favoreggiamento).

E’ notizia dell’ultima ora che Palamara, reduce da due giorni di interrogatori dinanzi ai pm di Perugia ai quali ha sostenuto la sua innocenza, si è dimesso dall’Associazione nazionale magistrati. «Sono certo di chiarire i fatti che mi vengono contestati. Il mio intendimento ora è quello di recuperare la dignità e l’onore e di concentrarmi esclusivamente sulla difesa nel processo di fronte a tali infamanti accuse. Per tali ragioni mi assumo la responsabilità di auto sospendermi dal mio ruolo di associato con effetto immediato», ha dichiarato Palamara.

Nella giornata di ieri, invece, Luigi Spina si è auto-sospeso dal suo ruolo di consigliere del Csm. Due decisioni pesanti che ad Unicost, però non sono risultate sufficienti. In una nota a firma del presidente del segretario di Unicost, Mariano Scaccia ed Enrico Infante, viene chiesto sia a Spina che a Palamara di dimettersi anche dalla corrente e a Spina viene chiesto di dimettersi dal Csm. Un ‘invito’ fortissimo, che Unicost ha avanzato per non perdere «di credibilità davanti ai colleghi e ai cittadini». «Riteniamo che questa non sia vuota retorica, ma sostanza – sottolineano Sciacca e Infante – Ci aspettiamo quindi che, pur in una fase delle indagini ancora iniziale e soggetta alle successive verifiche e sempre augurandoci che non sia così come sembra, vi siano già da ora elementi tali da imporre una serie di determinazioni al gruppo che intende, in tal modo, assumere la propria responsabilità politica senza sconto alcuno». Infine Unicost annuncia che, in caso di processo, si costituirà parte civile contro i colleghi: «Unicost si ritiene parte lesa, sicché sin da oggi ci riserviamo, in caso di successivo processo, la costituzione di parte civile a tutela dell’immagine del gruppo, gravemente lesa». (leggi gli sviluppi della vicenda restando collegato alla sezione ‘giudiziaria’ del nostro sito)

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sabato, 1 Giugno 2019 - 15:15
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