Prescrizione tra lodi, emendamenti e proposte di legge: tutte le ipotesi di modifica e cancellazione della riforma

Tribunale aula

Una, cento, mille prescrizioni. Da quando è entrata in vigore, il primo gennaio, la riforma Bonafede è stata materiale di dibattito, scontro e guerra nella maggioranza e con l’opposizione. Pd contro Italia Viva, Forza Italia contro Pd e Movimento Cinque Stelle, grillini contro tutti. Uno stillicidio quotidiano di commenti, reazioni e proposte. L’ultima, quella di inserire il lodo Conte bis (presentato da Federico Conte di LeU) nel Milleproroghe, ha attirato un vespaio di polemiche. Ma altre sono le proposte di modifica sulla scrivania dell’esecutivo e che intendono modificare o cancellare la riforma che prende il nome dal ministro della Giustizia con cui si prevede che la prescrizione venga sospesa dalla sentenza di primo grado o dal decreto di condanna. In questo modo la prescrizione non decorre più a partire dal primo grado di giudizio indipendentemente dal fatto che si sia stati condannati o assolti.

I principali emendamenti depositati sono tre: l’emendamento Costa, il lodo Annibali ed il lodo Conte (presentato due volte con delle variazioni).

L’emendamento del responsabile per la Giustizia di Forza Italia Enrico Costa si sostanzia di un solo articolo e vuole la mera abrogazione della riforma Bonafede. Pronti ad appoggiare questa proposta tutti gli alleati del centrodestra ma a più riprese anche Matteo Renzi (Italia Viva) ha dichiarato che l’avrebbe votata e i suoi parlamentari in commissione hanno votato assieme alle opposizioni contro un emendamento M5s che era soppressivo del testo azzurro. Al momento la proposta di legge è nuovamente in commissione e tornerà in aula il 24 febbraio.

Il Lodo Annibali è formato da due emendamenti firmati dalla deputata ed avvocato Lucia Annibali di Italia Viva e presentati nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera al decreto Milleproroghe. Il testo prevede che ci sia il rinvio di almeno un anno della riforma, dando prima una ‘accelerata’ alla durata dei processi con opportuni interventi legislativi. I due emendamenti dispongono che la riforma Bonafede o venga posticipata o, attraverso una disciplina transitoria, si riportino in vita le norme contenute nella precedente riforma della prescrizione dell’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, durante il governo Renzi. Dunque, i renziani mirano a un rinvio secco della riforma Bonafede, posticipandone l’entrata in vigore, oppure a una sospensione degli effetti dell’attuale riforma, prevedendo una disciplina transitoria che ripristini la riforma precedente. Cinque Stelle, Pd e Leu non appoggerebbero mai questa proposta, ben vista invece dal centrodestra.

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Federico conte (deputato di LeU) ha presentato due proposte che hanno preso il nome di Lodo Conte e Lodo Conte bis. La prima proposta consisteva nel modificare la riforma Bonafede introducendo una differenza tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione. In sostanza, se l’imputato viene condannato in primo grado, scatta la sospensione della prescrizione, come prevedono le norme attuali. In caso di assoluzione, invece, non si applica lo stop della prescrizione, i cui termini iniziano a decorrere normalmente. Il lodo non ha soddisfatto i renziani, lasciando perplessi anche gli altri protagonisti della trattativa. Nel Lodo Conte bis, che sostituisce la prima versione, fa una distinzione tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione ma aggiunge un ulteriore requisito affinché non operi il blocco della prescrizione, cioè vale solo per i condannati. Nel caso in cui chi è stato condannato in primo grado venga poi assolto in appello, potrà recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati. Resta invece l’interruzione della prescrizione se la condanna viene confermata anche in appello.

Sulla prescrizione esiste poi una proposta di legge del Pd, depositata alla Camera, in commissione Giustizia, ma ancora non discussa, che prevede la sospensione dei termini della prescrizione per due anni per l’appello, ai quali si possono aggiungere altri sei mesi se c’è il rinnovo dell’istruzione dibattimentale, e di un anno dalla pronuncia della sentenza nei cui confronti è proposto il ricorso in Cassazione, per un totale di 3 anni e sei mesi.

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lunedì, 10 febbraio 2020 - 11:06
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