Ponticelli, il padre la fa spacciare a 13 anni: chiesti 20 anni di cella per l’uomo e 18 anni per la compagna

La procura di Napoli
di Manuela Galletta

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A tredici anni era già una spacciatrice. Il destino gliel’aveva segnato il padre, che la utilizzava non solo per spostare dosi di droga da un posto all’altro certo che una minorenne non avrebbe destato sospetti ma anche per vendere la ‘roba’. E lei, che non conosceva altra realtà se non quella di casa sua, si era calata nel ruolo. Quando una cessione andava a buon fine, iniziava anche a cantare. E’ così che il padre sapeva che in cassa erano entrati altri soldi.

Anna, il nome è di fantasia, è la protagonista di questo triste ‘romanzo criminale’ che si è dipanato negli ultimi anni nel quartiere di Ponticelli, a est di Napoli. Una storia di infanzia rubata fermata nel febbraio scorso, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata arrestarono il padre e la sua compagna nonché l’intera componente dell’organizzazione.

Ieri mattina il pubblico ministero ha tirato le somme di quella inchiesta ed ha chiesto al giudice per le indagini preliminari Chiara Bardi della quarantunesima sezione penale del Tribunale di Napoli di condannare tutte le persone sul banco degli imputati. A cominciare da Giovanni Gravino, il padre della 13enne, chiamato a rispondere di traffico di droga e spaccio con tanto di aggravante di avere indotto a commettere un reato una ragazzina minore di 14 anni (non è invece contemplata l’aggravante della matrice camorristica): nei confronti dell’uomo sono stati proposti 20 anni di reclusione, il massimo della pena possibile alla luce del tipo di reato contestato e del tipo di giudizio scelto, quello abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena.

Diciotto anni sono stati proposti per Maria Pia Sartori, compagna di Gravino, che risponde degli stessi capi d’accusa. Secondo l’accusa, Gravino si era trasferito da San Giovanni a Teduccio a Ponticelli per gestire il business perché era certo di avere la giusta ‘copertura’: il figlio della Sartori è infatti considerato legato ai De Micco.

Pene severe sono state chieste anche per Enzo Gravino, fratello di Giovanni, e Brusco Castrese, ritenuti dagli inquirenti elementi centrali del ‘sistema’: rischiano entrambi 12 anni di reclusione. Pene più basse, invece, sono state chieste per altri imputati che avevano ruoli minori.

Il ‘sistema Gravino’ venne scoperto per caso. I carabinieri avevano avviato le indagini sull’omicidio di Mariano Bottari, un pensionato di 75 anni ucciso il 28 luglio 2014 a Portici mentre era in corso la rapina ad un imprenditore che aveva prelevato una consistente somma di denaro. Gli inquirenti iniziarono a monitorare utenze di possibili sospettati, ma sull’omicidio non emersero elementi. Gli elementi invece emersero circa lo spaccio di droga gestito da Gravino. Si accertò inoltre che la casa di Gravino e Sartori veniva utilizzata per custodire, confezionare e vendere la cocaina, in dosi – i cosiddetti ‘pallini’ – di vario taglio, venute a un prezzo tra 55 e 60 euro. La parola adesso passa al collegio difensivo, composto tra gli altri dagli avvocati Antonio Cardillo, Mauro Zollo e Michele Basile, prologo della sentenza.

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sabato, 21 settembre 2019 - 11:47
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