Il sindaco ‘mangiassessori’ ufficializza la nuova giunta: c’è anche Menna, nel 2017 l’ex grillina firmò la mozione di sfiducia

Luigi de Magistris
Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (foto Kontrolab)

Le indiscrezioni degli ultimi giorni sono state confermate. Stamattina il sindaco Luigi de Magistris ha ufficializzato l’ennesimo rimpasto di giunta, il decimo per l’esattezza da quando l’ex pm è alla guida di Palazzo San Giacomo (due consiliature e 33 assessori cambiati). Nino Daniele (Cultura), Laura Normale (immigrazione), Roberta Gaeta (Welfare) non fanno più parte della squadra: il primo cittadino ha dato loro il benservito. Al loro posto Rosaria Galiera della Sinistra, Luigi Felaco ed Eleonora De Majo di DeMa. Felaco proviene dai collettivi autonomi e associazioni come ‘Etica pubblica’ e ‘Scetammece’. Eleonora De Majo è indissolubilmente legata a ‘Insurgencia’.

Tutti e tre le new entry erano attualmente consiglieri comunali, carica che adesso dovranno lasciare a beneficio di Eleonora De Gregorio e Sergio Colella di DeMa, e di Chiara Guida che si candidò con la Sinistra ma poi si è iscritta a DeMa. C’è anche un quarto ingresso, reso possibile dalle dimissioni, protocollate sabato mattina, di Mario Calabrese: gli succede Francesca Menna, ex grillina ritenuta vicino a Roberto Fico. Proprio la figura di Francesca Menna consente una più delicata lettura sul posizionamento che Luigi De Magistris sta cercando in vista delle prossime elezioni regionali alle quali vorrebbe presentarsi.

Francesca Menna è una vecchia conoscenza della politica napoletana: è stata eletta alle ultime amministrative con il Movimento Cinque Stelle e in rappresentanza dei grillini è stata consigliere comunale a Napoli, in quota opposizione ovviamente, sino al giugno dello scorso anno quando si è dimessa dall’incarico perché, disse, aveva «ricevuto degli incarichi universitari tali da rendere impossibile lo svolgimento di Consigliere comunale con la dedizione e il rigore con cui ho lavoro questi due anni».

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Singolare che in un anno Francesca Menna sia passata dai banchi della contestazione al sindaco (nel novembre del 2017 insieme al collega Matteo Brambilla presentò una mozione di sfiducia al sindaco) ad essere parte integrante della sua squadra. Vero è che Francesca Menna ha nel frattempo rotto anche coi grillini: a febbraio ha cancellato la sua iscrizione alla piattaforma Rousseau dopo il voto che salvò Matteo Salvini, all’epoca ancora ministro dell’Interno e al Governo coi grillini, dall’inchiesta sulla Diciotti. Ma resta il dato storico che appena un anno fa Francesca Menna era una contestatrice dell’amministrazione de Magistris.

Una spiegazione, tuttavia, è possibile. Menna è considerata ancora molto vicina al presidente della Camera Roberto Fico e tra Fico e De Magistris, non è un mistero, c’è un certo feeling. Basti ricordare la convergenza dei due sul nome di Floro Flores a commissario di Bagnoli. Ma soprattutto basti pensare al recentissimo invito indiretto che Roberto Fico ha rivolto ai grillini a non firmare la richiesta di mozione di sfiducia per de Magistris: «Penso che il consiglio comunale di Napoli debba durare 5 anni perché bisogna dare il tempo a tutti di lavorare per poi essere giudicati. Questo vale per tutte le istituzioni. Le persone non vogliono elezioni ogni anno ma provvedimenti che risolvano i loro problemi», ha detto Fico pochi giorni fa. L’invito è caduto nel vuoto.

Ecco, la mano tesa a Francesca Menna potrebbe essere un primo concreto segnale lanciato da De Magistris al presidente della Camera per un sostegno alle regionali. Sono scenari possibili, ovviamente. Che de Magistris non ha mai fatto mistero di inseguire, anche se da Fico non è mai arrivata alcuna ufficiale dichiarazione di apertura verso il sindaco arancione. E, del resto, non poteva essere altrimenti. Luigi Di Maio, leader del capo politico del Movimento, ha sempre chiuso all’ex pm e in consiglio comunale Matteo Brambilla guida la resistenza, seppure timida. Una resistenza che piace poco al sindaco. Solo pochi giorni fa de Magistris, nel consueto intervento televisivo a Televomero aveva detto che Brambilla è «il nulla mischiato con il niente». Una frase denigratoria che ha spinto 42 portavoce del Movimento, presenti nei territori e in Parlamento, a invitare de Magistris a chiedere scusa al consigliere comunale.

Quel che è certo è che l’ennesimo rimpasto di giustizia ha innescato la delusione e la contestazione dei cittadini soprattuto in relazione alla figura di Nino Daniele, la cui bacheca Facebook è da giorni subissata di messaggi di ringraziamento per il lavoro svolto, per l’attenzione che ha saputo dimostrare al settore della Cultura, per il suo impegno e la sua professionalità. Daniele, che ha una storia politica di sinistra, venne cooptato in giunta nel 2013 e la cosa provocò non poche fibrillazioni all’interno del Pd, di cui Daniele fa parte, soprattutto perché il Pd è all’opposizione di De Magistris in consiglio comunale.

Infine, resta ancora da capire come saranno redistribuite le deleghe sulle quali sarebbe già in corso uno scontro. De Magistris, dal canto suo, rivendica con fierezza la scelta: «Tutti hanno parlato finora, ora parla il sindaco eletto dai napoletani che in piena autonomia si è assunto delle responsabilità non facili, questa decisione è frutto solo della mia volontà e me ne assumo la responsabilità nel bene e nel male ma sono onorato del lavoro fatto finora dalla vecchia giunta e auspico che gli ex assessori restino al nostro fianco».

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martedì, 12 novembre 2019 - 13:29
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